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Lezione del 19 settembre 2018

Abbiamo eseguito diversi drills ma non prima di aver ripassato le tecniche eseguite lunedì, ovvero la spazzata a forbice, il triangolo dalla guardia chiusa e poi la chiave al braccio su fuga dal controllo laterale.

Il 1mo drill è stato quello eseguito sotto il controllo laterale: ponte + inserire la tibia + ribaltamento.

Il 2ndo drill è stato quello introduttivo alla tecnica di omoplata, ovvero una chiave alla spalla. Tale tecnica è una delle più usate e più efficaci del panorama del Jiu Jitsu brasiliano.

Come vi spiegavo, l’esecuzione di tale tecnica prevede molti set-ups (ovvero molteplici impostazioni) e presto ne affronteremo molte.

Lezione del 17 settembre 2018

La lezione si è concentrata prima sulla guardia chiusa assumendo che il nostro compagno di allenamento si concentri in una postura forte: gomiti chiusi e serrati.

Le tecniche che abbiamo studiato, anche se NON nuove ma aggiungendo alcuni dettagli, sono state: spazzata a forbice e triangolo (sankaku-jime) con le gambe.

Poi, abbiamo studiato una tecnica nuova che, di fatto, non è solo una fuga ma una possibile ed imprevedibile sottomissione: chiave al braccio dalla fuga dal controllo laterale
Qui sotto il video:

Una tipica lezione

In principio…era Gracie Jiu Jitsu.

In principio, tutto noi che ci avvicinammo al Gracie Jiu Jitsu volevamo apprendere questa incredibile arte che aveva dimostrato la sua efficacia dentro un ottagono di metallo.

La formula era magicamente semplice: colpi base tanto da poter chiudere la distanza, portare a terra e sottomettere l’avversario. Magico, seppur scientifico!

Tutte le tecniche che i Gracie proponevano avevano questo comun denominatore: controllare e dominare!

Nessuna tecnica votata alla ricerca dei punti, non c’era un uso così maniacale dei baveri e sulla schiena si rotolava davvero poco!

Con il passare degli anni il nome Gracie è stato sfocato da quello delle accademie più famose che sfornavano talenti plurimedagliati. Così, la necessità di creare competizioni, e di competere, ebbe la meglio.

Non disquisiremo se ciò sia stato un vantaggio o meno. Quando si cresce si comprende la difficoltà nel cogliere le molteplici facce della stessa medaglia e ci si ritrae – speriamo – in un saggio silenzio.

Tuttavia, il mio insegnamento ha ritrovato vigore nell’idea di principio.

Trovo, ad esempio, assurdo che un Jitsuka non sappia cosa sia uno tsuki e come tirarlo. Trovo imperdonabile che egli non sappia cosa sia un mae-geri e come tirarlo.

Trovo bizzarro che egli non sappia fare dei rudimentali blocchi con le braccia o evasioni con il tronco.

Trovo imbarazzante che egli non studi almeno le principali tecniche di difesa personale che i Gracie appresero e proposero.

Altresì, trovo imperdonabile che egli non sappia chi siano i Gracie. Come trovo imperdonabile che non conosca figure come Kano, Ueshiba, Funakoshi tanto per citarne alcuni.

Imperdonabile che non sappiano elencare, o meno, le differenze tra i vari stili di arti marziali come il Karate, il Judo, il Ju Jitsu, l’Aikido, il Kung-fu, la Muay Thai, Il Sambo, tanto per citarne alcuni.

Imperdonabile che egli non abbia mai letto un saggio sulle arti marziali o un testo riguardante  gli aspetti “interiori” che queste discipline, nelle loro formule evolute, si sono portate con sè.

Ecco perchè con i giovani, e non solo, parliamo molto di questi aspetti.

Ecco perchè, nella mia accademia, si studia il delicatissimo impianto della “difesa personale” anche elencando i molti imbarazzi che questo comparto include.

Il video, è un estratto di una tipica lezione dove non solo spiego la sequenza, ma anche il possibile scenario, il tutto condito dalla tipica gestualità ed accento romano:


Lezione del 12 settembre 2018

Una lezione ricca e variegata. Il tema è stato unico: il Jiu Jitsu applicato alla difesa personale.

Abbiamo però prima ripassato alcune tecniche di percussione, come le ginocchiate frontali dal clinch (tecnica ben sviluppata da quella meraviglia di arte che è la Muay Thai) e poi abbiamo tirato lo tsuki (pugno, nell’idioma giapponese) sul sacco. Esperienza che ripeteremo con una certa frequenza.

Dopo aver ripassato la difesa da presa al bavero e la conseguente leva al polso con piccola falciata, ci siamo dedicati a 2 scenari possibili.

Il 1mo, è quello che vi ho proposto in questo video:

Poi, abbiamo spostato lo scenario al suolo:

Lezione del 10 settembre 2018

Non ho avuto dubbi: si riparte e si riparte dalle origini del Jiu Jitsu brasiliano e dal suo vero scopo, ovvero la difesa personale.

Come già vi ho detto molte volte, il Jiu Jitsu brasiliano nasce dall’idea del Gracie Jiu JItsu intesa come arte-marziale e non necessariamente come sport votato alle competizioni. E come vi ho sempre detto nessuna delle 2 strade è migliore delle altre, dipende da ciò che vogliamo ottenere.

Ecco, la mia visione è molto legata a quella dei Gracie ed ho sempre creduto che un bravo artista marziale, prima ancora che Jitsuka, conosca l’arte del combattimento nella sua interezza o almeno avvicinarsi ad essa. Nello specifico intendo: sapere colpire, sapere evadere i colpi, saper bloccare i colpi, chiudere la distanza, manipolare gli arti, portare a terra, controllare la posizione in piedi e a terra, sapersi difendere a terra e saper attaccare a terra.

Detto ciò, abbiamo studiato: difesa da attacco da bastone (deviare il colpo + controllo + clinch + ginocchiata + koshi-guruma + controllo a terra).

A terra abbiamo studiato: difesa dai colpi dentro la guardia chiusa (aprire la guardia + difesa con le tibie + chiave al gomito con controllo).

A presto faremo i video delle lezioni.

La sintesi, quella perfetta

Sarà un caso, ma il video che oggi vi propongo sintetizza, ahimè, la reale differenza tra il Ju Jitsu “tradizionale” e il Jiu Jitsu “brasiliano”.

In questo programma tv, si incontrano 2 cinture nere di tali stili (facilmente riconoscibili) e in pochi minuti cercano di proporre tecniche peculiare dei lori stili, diversi seppur con lo stesso padre.

La cintura nera di Jiu Jitsu brasiliano spiega una difesa da single-leg e la tecnica che propone è sicuramente complessa, poco immediata, avanzata e sicuramente – a mio modo di vedere e praticare il Jiu Jitsu – pericolosa se comparata alle tecniche di lotta che dovrebbero innanzitutto insegnarci a come difenderci. La cintura nera di Jiu Jitsu brasiliano sta insegnando una tecnica sportiva avanzata ad un principiante di tale stile!

La cintura nera di Ju Jitsu tradizionale propone invece una tipica sequenza,  anch’essa sportiva: un mix di tecniche di percussione, di proiezione e di leva al suolo. E’ una tecnica semplice, immediata, efficace, che non richiede particolari doti atletiche e che ben si può applicare al comparto della “difesa personale”.

Ecco, la sintesi perfetta per chi vuol conoscere la differenza, tutta attuale, tra il Jiu Jitsu che pratichiamo e quello “tradizionale”.

Lezione del 5 settembre 2018

Poi, ci siamo concentrati sulle tecniche in piedi allenandole da soli e poi a coppie:

  • Cattura della gamba spingendo la spalla;
  • Cattura della gamba con presa al bavero (continuando a camminare quando l’avversario indietreggia);
  • Double-leg.

Poi, abbiamo ripassato come spezzare la guardia in piedi e successivamente come passare la guardia quando l’avversario comincia la sua difesa impostando il blocco con la tibia.

Studiando queste 2 ultime tecniche ho evidenziato molti dettagli ed imparare a manovrarli richiede tempo e sensibilità. Ce la faremo!

La serata si è conclusa con la prima cena di inizio anno. Abbiamo annaffiato i nostri generosi piatti a base di hamburger e fritti misti in ottimi boccali di birra!

Un’altra stagione…

…un’altra avventura. Perchè di avventura si tratta.

Perchè ogni settembre segna, per la nostra attività ed in generale per molte delle attività che l’uomo svolge, l’inizio di una nuova stagione. Una stagione multicolore e spesso imponderabile come ogni manifestazione di vita.

Settembre può diventare l’incipit dell’intenzione di progredire sul tatami che calpestiamo per 3 volte a settimana.

Settembre è un impegno, una visione, una partecipazione al comune desiderio; è dove la volontà si manifesta, dove il pensiero di progressione si trasforma in azione.

La stagione è iniziata ed io cercherò di darvi ciò che possiedo: la mia esperienza e la mia visione. Desidero portarvi a saper usare (e poi manipolare) i principi del Jiu Jitsu nei suoi differenti aspetti: difesa personale, sportivo, culturale.

Ognuno di noi è chiamato a cominciare bene e con convinzione. Partire con il piede giusto vuol dire essere presenti e coltivare il desiderio.

Buona stagione a tutti noi. Osu!

I 5 spiriti del BuDo

Dopo aver affrontato il significato del BuDo (leggi l’articolo), qui affrontiamo invece i 5 “spiriti” del Budo stesso.

Questi sono evocativi e rimandano a vette più elevate della psiche umana ma mai slegate dalla pratica sul tatami. Lasciamoci dunque ispirare.

Mushin:  Stato in cui la mente è libera da ogni pensiero. Il principio fondamentale dello Zen che punta al vuoto della mente che da forma al tutto.

Zanshin: Stato in cui la mente è pienamente vigile e consapevole di tutto ciò che si trova intorno ed è pronta all’immediata reazione.

Senshin: Stato della mente illuminata. Spirito di compassione che abbraccia e serve tutta l’umanità. Una mente illuminata detiene tutta la sacralità della vita.

Fudoshin: Stato mentale di pace, di totale determinazione e di irremovibile volontà. Spirito determinato alla vittoria, resistenza e risolutezza nel superare ogni ostacolo.

Shoshin: Stato della mente del principiante che fa riferimento al possedere un atteggiamento di apertura, determinazione e passione quando si studia una materia.

Riscaldamento o attivazione?

La seduta di allenamento è introdotta da una fase di preparazione, che favorisce il raggiungimento di uno stato psicofisiologico funzionale al lavoro da svolgere. Si può parlare di attivazione neuromuscolare, che consiste in movimenti e posture che “risvegliano” le connessioni tra sistema neurale e strutture muscolari.

Ciò migliora la funzionalità contrattile dei muscoli e la mobilità delle articolazioni.

L’attivazione neuromuscolare è una fase che può richiedere davvero poco tempo: una generale mobilitazione dei grossi distretti articolari e la stimolazione della propriocezione possono svolgersi in una manciata di minuti, favorendo una risposta all’allenamento molto mirata, ad un costo energetico più basso rispetto al cosiddetto riscaldamento, spesso condotto con corsa o esercizi similari.

In effetti i livelli di ormoni dello stress, in particolare il cortisolo, restano bassi e si limitano i processi di catabolismo muscolare e di acidificazione del sangue. Si consideri che una forte secrezione di cortisolo in fase di riscaldamento compromette anche la capacità di apprendimento e memorizzazione, fondamentale nelle fasi (successive all’attivazione) di studio ed espressione del gesto tecnico.